promozione della salute mentale e prevenzione del disagio e dei disturbi psicologici

Felicità e salute mentale: perché non sono la stessa cosa?

Abbiamo già sottolineato l’importanza di non ridurre la salute mentale alla patologia e parlato di una definizione di salute mentale che aiuti a garantire i diritti umani.

Qui poniamo in evidenza un’altra questione importante:salute mentale e felicità non indicano la stessa cosa. I due concetti non possono essere confusi o usati come sinonimi. Vediamo perché.

Anche una persona infelice può avere una buona salute mentale

La salute mentale non trova come unica opzione la felicità. Include anche la possibilità di coesistere con dolori, rabbie, paure, delusioni e molte altre emozioni spiacevoli.

Un esempio importante riguarda il lutto. Chi affronta un lutto non perde necessariamente la sua salute mentale perché sperimenta dolore, anche se questo vissuto emotivo è forte e prolungato. Allo stesso modo, non possiede un elevato grado di salute mentale perché si mantiene felice e non sperimenta dolore, nonostante la morte di una persona amata.

La persona presenta un elevato grado di salute mentale perché, nonostante il dolore, evolve, con i suoi tempi e il suo ritmo. Non dimentica il dolore del lutto ma usa le sue risorse interiori per modificarsi e riuscire a coesistere con esso, o regolarlo, senza lasciarsi distruggere. Quando ciò accade si tratta di un percorso sicuramente pieno di ostacoli, dove si può anche ragionevolmente desiderare di non sentire quel dolore. Ciononostante, lo si affronta.

In queste, come in altre situazioni emotive spiacevoli, le persone possono avere comunque un elevata salute mentale, anche se non provano felicità.

Una persona felice non ha necessariamente una buona salute mentale

Per una miriade di motivi dievrsi, le persone possono essere felici anche se la loro salute mentale è scadente.

La felicità può essere ancorata a ciò che capita nella vita, anziché alla maturazione di aspetti emotivi e psicologici. Ad esempio, senza fare niente, può capitare di ricevere inaspettatamente considerazione da una persona amata, di vivere un evento fortuito che migliora la vita, o altro che può essere interpretato come positivo.

In questo approccio fortuito alla felicità, possono rientrare anche eventi che non hanno nulla a che vedere con la salute mentale ma che, comunque, possono rendere temporaneamente felici le persone. Ad esempio, alcune persone possono sentirsi felici quando vedono altre persone soffrire, soprattutto se si tratta di persone odiate, invidiate o verso le quali si desiderava una rivalsa personale.

La felicità, intesa come la capacità di godere con spensieratezza di momenti della propria vita, può essere uno degli aspetti che si lega alla salute mentale, ma non il solo né il più importante. Del resto, esistono situazioni nelle quali la ricerca della felicità si trasforma in un processo poco sano o, addirittura, malsano.

La ricerca della felicità può far male?

Negli ultimi anni, stanno emergendo diverse ricerche che mettono in evidenza un certo “lato oscuro della felicità“. Sebbene la ricerca della felicità sia spesso benefica, in molte situazioni si può trasformare in esasperazione, compromettendo la salute mentale.

Vediamo tre esempi che possono dare concretezza a quanto finora detto.

  • Nelle zone del mondo orientate al consumismo, molte persone si sentono felici se possono accumulare o consumare (soldi, oggetti, animali, persone, ecc.). Se la ricerca della felicità si trasforma in un sinonimo di ossessione, la salute mentale vacilla.
  • Spesso ci si imbatte in persone che cercano la felicità provando a non sentire le emozioni che per loro sono spiacevoli (usando alcol o altre sostanze) o dedicandosi in modo intenso ad attività forzatamente piacevoli e distraenti (videogiochi, serie tv, shopping, lavoro, ecc.), a discapito di relazioni e altre attività importanti per il proprio benessere. Se la ricerca della felicità si trasforma in un sinonimo di dipendenza, la salute mentale vacilla.
  • Esistono anche persone che vedono e ricercano la felicità come un fatto personale, esclusivamente egocentrato. Non è raro, in questi casi, che la ricerca della felicità sia un pretesto per pensare solo a sé, ignorando le altre persone e le loro sofferenze (nei casi più gravi arrivando all’omissione di soccorso in situazioni di emergenza o a far valere con la violenza il proprio punto di vista). Se la ricerca della felicità si trasforma in un sinonimo di insensibilità verso le altre persone, la salute mentale vacilla.

Considerando tutto, per non generare equivoci, è importante che la felicità e la salute mentale restino aspetti della vita ben distinti.

Di fatto, la salute mentale è caratterizzata dal riuscire ad integrare all’interno della propria esistenza una miriade di emozioni, incluse quelle spiacevoli. Questa capacità di integrazione, anziché la presenza costante di benessere o l’assenza di dolore, è uno dei nuclei fondanti di ciò che chiamiamo salute mentale.

Domande frequenti

Felicità e salute mentale sono la stessa cosa?

No. La salute mentale include la capacità di coesistere con emozioni spiacevoli come dolore, rabbia e paura. Una persona può avere un elevato livello di salute mentale anche quando non è felice, ad esempio durante un lutto.

Una persona felice ha una buona salute mentale?

Non necessariamente. La felicità può dipendere da eventi fortuiti o da dinamiche che non hanno nulla a che fare con la maturazione psicologica. In alcuni casi, la ricerca ossessiva della felicità può addirittura compromettere la salute mentale.

La ricerca della felicità può fare male?

Sì, in alcune forme. La ricerca della felicità diventa problematica quando si trasforma in ossessione, dipendenza da sostanze, comportamenti distraenti o indifferenza e disconnessione emotiva verso le altre persone. La ricerca scientifica ha documentato questo “lato oscuro della felicità” (Gruber et al., 2011).

Come si distingue la salute mentale dalla felicità?

La salute mentale è una capacità generale che richiede di integrare nella propria vita una varietà di emozioni, incluse quelle spiacevoli, e di rispondere alle perturbazioni in modo adattivo. La felicità è una delle possibili emozioni, ma non è né necessaria né sufficiente per la salute mentale.

Riferimenti bibliografici

Gruber, J., Mauss, I. B., & Tamir, M. (2011). A dark side of happiness? How, when, and why happiness is not always good. Perspectives on Psychological Science, 6(3), 222–233. https://doi.org/10.1177/1745691611406927

Zisook, S., & Shear, K. (2009). Grief and bereavement: What psychiatrists need to know. World Psychiatry, 8(2), 67–74. https://doi.org/10.1002/j.2051-5545.2009.tb00217.x

Articolo revisionato il 23/02/2026

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