Le avvertenze sui contenuti online sono semplici indicazioni che aiutano gli utenti a capire come usare in sicurezza i materiali online. La logica che le giustifica è simile a quella applicata a ogni prodotto (come ad esempio un comune sacchetto di plastica). Un oggetto apparentemente banale e innocuo, infatti, in determinate condizioni può anche nascondere insidie che dovrebbero essere note a chi lo usa (o, se parliamo di minori, ai loro genitori).
Al pari delle indicazioni per gli oggetti fisici, le avvertenze sui contenuti online sono informazioni che concorrono a supportare il diritto alla salute di ogni persona, inclusa la salute mentale collettiva. Andando avanti cercheremo di approfondire questa tematica, spesso trascurata o completamente ignorata.
Quali contenuti online impattano sulla salute?
Il primo ambito che viene in mente è quello delle informazioni sanitarie esplicite: sintomi, farmaci, terapie, diagnosi presentate da professionisti e professioniste sanitari. Si stima, infatti, che solo il 5,8% della popolazione italiana non ricerchi informazioni su sintomi, malattie, terapie e farmaci attraverso internet o intelligenze artificiali (Preiti, 2026). Ogni giorno milioni di persone si potrebbero imbattere in consigli sanitari, sia intenzionalmente che attraverso i feed dei social media. Per questo, è importante che i consigli siano affidabili (in genere è così, visto che chi svolge una professione sanitaria deve seguire uno specifico codice deontologico).
Tuttavia, il discorso non resta confinato ai contenuti che affrontano in modo esplicito tematiche legate alla salute.
Anche tutti i contenuti che danno consigli o propongono sfide impattano in modo implicito sulla salute, in particolare sulla salute mentale. Non stiamo parlando, ovviamente, di istruzioni meccaniche e universalmente valide come un tutorial informatico per il “copia e incolla” o l’insegnamento di un vocabolo in una lingua straniera, che sono sempre validi indipendentemente dai contesti o dalle persone che li applicano. Sono contenuti il cui risultato o rischio dipende da persona a persona e dalla situazione.
Consigli e sfide che possono impattare sulla salute mentale sono più diffusi di quanto si possa pensare.
Post o video che propongono tecniche di rilassamento, consigli di bellezza e cura della pelle, indicazioni per gestire la tristezza, spunti per motivarsi a fare esercizio fisico e rimettersi in forma, trucchi per migliorare la memoria nello studio, suggerimenti per affrontare una relazione difficile, proposte di sfida (challenge), metodi per gestire il denaro, ecc. sono tutti contenuti che rientrano nella comunicazione orientata alla salute mentale collettiva, anche se non parlano in modo specifico di salute mentale.
Questi materiali, di fatto, puntano a modificare memoria, motivazione, percezione di sé, gestione delle emozioni, reattività dinnanzi ad una sfida, risorse personali, ecc.
Quale impatto hanno i consigli e le sfide online privi di avvertenze?
La ricerca a riguardo è chiara. Se fino a qualche anno fa si poteva pensare ai prodotti e ai contenuti online come innocui, oggi sappiamo che non è così perché possono avere un impatto profondo sulla salute delle persone, anche quando non affrontano direttamente tematiche esplicite di salute. Ad esempio, come di recente riaffermato nel nostro Paese a proposito della cosmeticoressia delle minori, sappiamo che i contenuti social incentrati sulla bellezza e l’aspetto fisico, hanno un impatto negativo significativo sull’immagine corporea e sulla salute mentale degli adolescenti (Demetriou et al., 2025).
Parliamo di materiali che in ottica bio-psico-sociale possono impattare in modo significativo sullo stile di vita e, di conseguenza, in modo più o meno rilevante sulla salute della persona (sia in termini positivi che negativi).
Le avvertenze dovrebbero essere considerate solo dalle piattaforme?
Chiunque abbia veramente a cuore il benessere delle persone, dovrebbe dedicare attenzione alle avvertenze (cercandole come utente, inserendole come creator e richiedendole come piattaforma e gestore politico).
Se un tempo si poteva scaricare la colpa solo sulle piattaforme, oggi abbiamo la consapevolezza per chiamare in causa anche chi crea i contenuti.
Chi produce i contenuti senza accortezze, infatti, non può negare il suo ruolo nell’incidere sulla salute mentale delle persone. Non è necessario infatti che un contenuto sia fatto male per essere dannoso. Esiste un rischio sottile, spesso trascurato, che riguarda i contenuti online ben fatti ma privi di etica, perché sviluppati senza considerare la possibilità che possano essere dannosi. Un creator, dunque, può produrre un video curato, informato e coinvolgente, ma se omette di segnalare i limiti e i rischi del consiglio che offre, o della sfida che lancia, lascia le persone senza gli strumenti necessari per usare correttamente i contenuti che diffonde.
Chi legge o ascolta senza informazioni sufficienti, di conseguenza, rischia di applicare i vari consigli in modo inappropriato, peggiorando la propria situazione senza avere gli strumenti per accorgersene.
Non va mai dimenticato, infatti, che esiste l’ormai noto effetto Dunning-Kruger. In pratica si tratta di una “meta ignoranza” (ossia dell’ignoranza di essere ignoranti), in cui le persone con scarsa conoscenza in un ambito sono propense a sovrastimare le proprie capacità. E questo produce anche errori nei ragionamenti e nelle applicazioni delle istruzioni che ricevono, oltre ad una incapacità di capire che stanno commettendo errori (Dunning, 2011).
Un esempio concreto: un consiglio apparentemente innocuo per lo studio
Immaginiamo una persona giovane che deve recuperare in una materia scolastica a maggio. La verifica è vicina. Casualmente trova online un video molto interessante su una tecnica o un metodo di studio che promette risultati straordinari. La persona resta affascinata e segue il consiglio con attenzione per affrontare la verifica, ma la prova va molto male. L’anno scolastico è finito e ormai avrà un debito in più o, peggio, riceverà una bocciatura se la situazione si somma ad altre problematiche.
Se va bene, ci si rende conto di aver commesso un errore che si poteva prevenire. Con il senno di poi, alcune domande sorgono naturali: quella tecnica funziona davvero sempre? Era il momento giusto per sperimentarla? Esisteva un’alternativa più adatta alla situazione? Ecc.
Ma la risposta a queste domande avrebbe potuto essere fornita direttamente dal creator, con una semplice avvertenza simile a quella di esempio che segue.
Se hai un’interrogazione o un esame imminente, non correre rischi sperimentando questa tecnica. Se sei in difficoltà con lo studio puoi anche chiedere aiuto a un docente o un’altra persona esperta.
Si capisce, dunque, che non si chiedono imprese titaniche o miracoli a chi produce e diffonde contenuti. Bastano otto-dieci secondi di dialogo in più o una scritta che non causano alcun danno al contenuto per aumentare l’utilità reale di un contenuto (oltre che proteggere il benessere delle persone e non danneggiarle).
Avvertenze online: un diritto dell’utente che valorizza il contenuto
Considerando anche l’esempio appena fatto, dovrebbe esser chiaro che le avvertenze possono aumentare il valore di un contenuto, perché lo rendono onesto e più sicuro.
Questa affermazione si comprende meglio se si ricorda che alcuni contenuti attraggono fortemente la curiosità, mandando in tilt le capacità decisionali e rendendo la persona disposta ad assumere svantaggi personali pur di approfondire (Murayama, Kitagami, Tanaka & Raw, 2016).
Tuttavia, quando parliamo di consigli che possono impattare sulla salute mentale e sulla salute in generale, il meccanismo che dovrebbe guidare la fruizione di un contenuto non è la curiosità ma la consapevolezza. E la consapevolezza si costruisce anche grazie alle avvertenze.
Cosa dovrebbero contenere le avvertenze efficaci indicate dai Creator?
Avvertenze ben costruite potrebbero essere strutturate partendo dalla consapevolezza del l’effetto Dunning-Kruger accennato sopra.
Pertanto, come proposta, prima di decarsi alla strutturazione delle avvertenze per i contenuti online (che non possono essere una banale etichetta copiata e incollata) si consiglia di considerare almeno quattro elementi.
- Eventuali limiti da segnalare. Se si invita a seguire un consiglio o una sfida, questo potrebbe non essere adatto ad ogni persona o situazione. È utile dirlo esplicitamente.
- Indicare quando è necessario un aiuto o un professionista. Parlando di aspetti che impattano sulla salute, anche se non si affronta il tema della salute in modo diretto, bisognerebbe indicare quando è opportuno rivolgersi a chi ha le competenze per aiutare faccia a faccia. Indicare quando è opportuno cercare aiuto qualificato è un atto di responsabilità.
- Avvisare di non applicare tecniche non comprese pienamente. Un’applicazione superficiale o scorretta per una questione importante può anche produrre più danno che beneficio.
- Prevenire rischi e aspettative irrealistiche. Non esistono metodi miracolosi ed è importante non illudere le persone dando loro false aspettative.
Ciò costituisce anche un aiuto alla genitorialità se parliamo delle persone più giovani. È più facile, infatti, che i genitori possano dialogare in modo più sereno con i figli proprio a partire dalle avvertenze.
Conclusioni: le avvertenze sui contenuti online riguardano tutte le persone
In un ecosistema digitale sempre più affollato, la qualità di un contenuto online non si misura solo dalla correttezza o dal riscontro che riceve, ma anche dalla responsabilità con cui viene proposto.
Le avvertenze online, quando ben progettate, possono diventare dei facilitatori per la salute mentale. Al contrario, distribuire materiali senza indicazioni chiare sui loro limiti, sui rischi e su quando cercare aiuto professionale, è una scelta che può avere conseguenze negative reali sulla vita delle persone. Per questo, crediamo che l’assenza di avvertenze dovrebbe essere una pratica da considerare con molta attenzione, in casi eccezionali, non la regola (come avviene oggi).
Il discorso affrontato qui, dunque, è rivolto a moltissime persone.
- Chi usa i contenuti dovrebbe pretendere qualità, mostrando diffidenza laddove le avvertenze siano state trascurate o omesse.
- Chi realizza contenuti online (creator), dovrebbe essere cosciente della possibilità di influenzare altre persone e usare le avvertenze per agire concretamente in modo responsabile, per prevenire problemi.
- Le piattaforme e i motori di ricerca, se vogliono garantire maggiore sicurezza, dovrebbero favorire contenuti che presentano avvertenze.
- Chi ha responsabilità politiche dovrebbe considerare la questione delle avvertenze, perché la salute collettiva della popolazione (in particolare la salute mentale) si lega anche ad esse.
Per questo, speriamo che sempre più ci si renda conto del fatto che qualità e responsabilità si rafforzano a vicenda e che ogni persona collabori per far emergere l’importanza di diffondere contenuti responsabili (completi anche delle avvertenze necessarie).
Domande frequenti per le avvertenze sui contenuti online
Cosa sono le avvertenze sui contenuti online?
Sono indicazioni che aiutano gli utenti a capire come usare in modo sicuro i materiali digitali, segnalando limiti, rischi e quando è opportuno cercare aiuto professionale. Funzionano come le avvertenze sui prodotti fisici.
Solo i contenuti sanitari hanno bisogno di avvertenze?
No. Anche contenuti su bellezza, studio, relazioni, esercizio fisico o sfide online impattano sulla salute mentale, anche quando non la nominano esplicitamente. Qualsiasi consiglio che agisce su motivazione, emozioni o percezione di sé rientra in questa categoria.
Un contenuto ben fatto può essere comunque dannoso senza avvertenze?
Sì. Il rischio più sottile non riguarda i contenuti di bassa qualità, ma quelli curati e coinvolgenti che però omettono di segnalare limiti e contesti d’uso. La qualità tecnica non garantisce automaticamente responsabilità.
Cosa si dovrebbe considera prima progettare una buona avvertenza?
Si dovrebbero considerare almeno quattro elementi: i limiti del consiglio o della sfida; l’indicazione di quando rivolgersi a un professionista; un avviso sull’applicazione superficiale delle tecniche o dei consigli; la prevenzione di rischi e aspettative irrealistiche.
Le avvertenze penalizzano la qualità di un contenuto?
No. Al contrario, lo valorizzano rendendolo più onesto e credibile. Spesso bastano 8-10 secondi di comunicazione aggiuntiva per aumentare significativamente l’utilità reale del materiale.
A chi è rivolto il tema delle avvertenze sui contenuti online?
A tutti: gli utenti, i creator dovrebbero adottarle come pratica standard, le piattaforme che dovrebbero favorirle algoritmicamente per migliorare la loro sicurezza; chi ha responsabilità politiche perché dovrebbe considerarle nell’ambito della salute pubblica, anche per favorire la salute mentale collettiva.
Riferimenti bibliografici
- Demetriou, M., Anagnostopoulou, V., Markatis, V., Peyioti, M. & Argitis P. (2025). The Impact of Social Media on Adolescent Body Image: A Comprehensive Review. Eur Psychiatry. 2025 Aug 26; 68(Suppl 1): S548. doi: https://doi.org/10.1192/j.eurpsy.2025.1124
- Dunning, D. (2011). Chapter five – The Dunning–Kruger Effect: On Being Ignorant of One’s Own Ignorance, in Advances in Experimental Social Psychology, vol. 44, Academic Press, pp. 247-296, Doi: https://doi.org/10.1016/B978-0-12-385522-0.00005-6
- Murayama, K., Kitagami, S., Tanaka, A., & Raw, J. A. (2016). People’s naiveté about how curiosity unfolds despite its attentional cost. Psychological Science, 27(12), 1692–1696. https://doi.org/10.1177/0956797616672572
- Preiti, A. (2026). Rapporto Salute Artificiale. Indagine su come gli italiani cercano, verificano e e giudicano online la medicina. Fondazioni Italia in Salute & Pensiero Solido.https://www.fondazioneitaliainsalute.org/wp-content/uploads/2026/03/Report-Salute-Artificiale-def.pdf


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