promozione della salute mentale e prevenzione del disagio e dei disturbi psicologici

Una definizione di salute mentale per i diritti umani

Persone di età, etnia e condizioni diverse che esprimono la loro salute mentale: anziani, bambini, giovani adulti, anche in condizione di disabilità

Stabilire cos’è la salute mentale è molto difficile. Per questo, la tendenza generale ruota attorno all’individuare le patologie e la loro cura sanitaria.

Lo stesso Ministero della Salute, ad esempio, affronta il tema della salute mentale focalizzandosi quasi esclusivamente sui disturbi, le patologie e le malattie mentali e la necessità di ridurre tali condizioni (al 22/02/2026). Tuttavia, se si ragiona in termini di patologia, affermare che una persona non sta male, non significa necessariamente dire che stia bene. Star bene è un qualcosa di profondamente diverso dal non stare male.

Le cose si complicano se pensiamo che, come sottolineato dall’OMS, la salute mentale è un diritto umano fondamentale che comprende due aree:

  • il diritto a cure disponibili, accessibili, accettabili e di buona qualità;
  • il diritto alla libertà, all’indipendenza e all’inclusione nella comunità.

Definire bene il concetto di salute mentale, dunque, è fondamentale per giungere a interventi che siano realmente capaci di promuovere il benessere delle persone e proteggerle, rispettandone i diritti umani.

Di seguito, proviamo passo-passo a formulare una proposta di definizione di salute mentale, sulla quale dialogare insieme. L’intero progetto salutementale.eu poggia su questa visione.

Come viene definita attualmente la salute mentale?

In letteratura ci sono diverse definizioni. Tra le più autorevoli, attualmente, c’è quella del 2022 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità:

uno stato di benessere mentale che consente alle persone di affrontare lo stress della vita, realizzare le proprie capacità, imparare e lavorare bene e contribuire alla propria comunità.

Tuttavia, all’interno di SaluteMentale.eu, crediamo che ci sia ancora molto da fare per trovare una definizione che renda giustizia al concetto di salute mentale.

I motivi si possono raggruppare in due aree.

Innanzitutto, c’è l’accostamento tra salute mentale e benessere mentale in modo vago. Il rischio è escludere il diritto delle persone a provare ogni forma di emozione, anche spiacevole. Si pensi ad esempio al dolore da lutto: le persone non sperimentano affatto benessere. Eppure, hanno il diritto di vedere riconosciuta la loro salute mentale anche nelle circostanze legate al lutto.

Gli altri motivi si legano al concepire la salute mentale in ottica prestazionale rispetto a: “lavorare bene”; “contribuire alla propria comunità”; “realizzare le proprie capacità”; “imparare”; “affrontare lo stress della vita”. Ma cosa succede quando le persone non possono o non riescono a fare una o più di queste cose? Cosa succede, ad esempio, se le persone non riescono a dare un loro contributo ma hanno bisogno del supporto della comunità? Cosa succede se la persona ha desideri che non può realizzare? Ecc. Il fatto che le persone si trovino in difficoltà non ci autorizza a sminuire o non riconoscerne gli aspetti umani di salute mentale, che potrebbero essere comunque presenti e funzionali.

Facciamo solo un esempio tra migliaia possibili: una persona che subisce violenze ripetute nel contesto lavorativo e piano piano cede. Il fatto che non affronti questo tipo di stress non significa necessariamente che la sua salute mentale sia deficitaria, perché ciò che vive dipende fortemente dal livello di violenza alla quale la persona è sottoposta.

Eliminato quel tipo di situazione, grave, la persona potrebbe funzionare bene. Non riconoscere questo, svalutando il funzionamento della persona, con tutte le ripercussioni che ne conseguono, può costituire un rischio per il rispetto dei suoi diritti.

In sostanza, esistono una miriade di casi in cui le persone possono avere comunque un elevato livello di salute mentale, anche quando le cose vanno male.

È anche vero, tuttavia, che la situazione può esser stata talmente dura da aver compromesso il funzionamento della persona. In ogni caso, dunque, è necessario capire cosa vive la persona

Come arrivare ad una definizione di salute mentale come diritto umano?

L’impostazione fin qui considerata, anche se sottolinea delle criticità rispetto all’attuale concetto di salute mentale, è comunque in linea con quanto recentemente evidenziato dall’OMS nelle nuove Linee guida per promuovere la salute mentale in tutti i settori governativi (2025). L’OMS, infatti, esprime la convinzione che la salute mentale:

  • non sia determinata solo da fattori sanitari della persona;
  • possa essere profondamente influenzata da condizioni sociali, economiche, educative e ambientali, ma non possa esssere ridotta ai fatti in sé;
  • riguardi moltteplici aspetti che vanno considerati a livello sociale, per favorirli, soprattutto con interventi di promozione e di prevenzione, oltre che di cura e intervento clinico.

L’OMS insiste con forza sulla necessità di realizzare interventi che chiamino in causa tutti i settori governativi.

Per costruire una definizione più adeguata, pertanto, ci sembrano utili tre criteri.

Innanzitutto, continuare a dare alla salute mentale una connotazione positiva, slegata dall’idea dominante di presenza o assenza di patologia. Questa direzione l’OMS ha cominciato a prenderla già dalla definizione del concetto di salute del 1948: “la salute non è semplicemente assenza di malattia, ma uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”.

Secondo, bisogna separare le capacità della persona da ciò che sta accadendo intorno a lei, per guardare al suo funzionamento e intervenire sulle barriere che lo ostacolano o sui facilitatori che lo migliorano. Questo è il principio che guida l’approccio bio-psico-sociale dell’OMS, adottato nel manuale ICF sul funzionamento, la disabilità e la salute.

Terzo, aiuterebbe riconoscere che la salute mentale è multifattoriale, ossia composta da molte capacità specifiche che agiscono insieme. Solo per fare alcuni esempi, possiamo considerare:

  • velocità di pensiero;
  • chiarezza nel formulare obiettivi di vita;
  • ampiezza e precisone delle memorie (ne abbiamo di tanti tipi);
  • ingegno (capacità di trovare soluzioni innovative);
  • autoconsapevolezza (capacità di riconoscere i propri stati emotivi);
  • autoregolazione (inclusa l’abilità di gestire le proprie reazioni in modo costruttivo, anziché distruttivo);
  • prospettiva (la capacità di vedere oltre l’immediato e, anche nelle difficoltà, dar senso alla propria vita);
  • accettazione di ciò che è immutabile (come un lutto, una malattia cronica o ancora senza cura, ecc.);
  • sintonizzazione sociale (la capacità di costruire relazioni stabili e soddisfacenti per sé e le altre persone, nonostante i conflitti);
  • motivarsi autonomamente;
  • autoconsolarsi dopo una delusione;
  • ecc.

Ognuna di queste capacità concorrere a sostenere la salute mentale. Tuttavia, nessuna può essere vista come suo sinonimo se considerata isolatamente.

Vedremo, a breve, come queste capacità si organizzano intorno a tre aree fondamentali.

Quale definzione di salute mentale consideriamo in salutementale.eu?

In questo progetto sosteniamo che la salute mentale debba esser vista come una capacità generale che contribuisce in modo positivo alla vita di una persona. Riguarda un sistema integrato di capacità, in cui quelle più generali reggono quelle più specifiche e, tutte insieme, determinano come una persona riesce a stare nel mondo, anche dando e ricevendo aiuto quando necessario o possibile.

In questo spazio, quindi, consideriamo la salute mentale come segue.

La salute mentale è la capacità globale della persona di utilizzare le proprie risorse bio-psico-sociali, nel rispetto dei propri e altrui diritti umani, per autodeterminarsi e rispondere alle perturbazioni della vita in modo adattivo, anche attraverso il supporto di altri, senza irrigidirsi in configurazioni stabili di sofferenza.

La salute mentale ha un funzionamento dimensionale: varia nel tempo e nei contesti (non è mai interamente presente o assente) e si esprime in forme diverse in relazione all’età, alle capacità individuali e alle condizioni di vita.

Si manifesta nella capacità di:

  • riconoscere i propri bisogni, incluso il bisogno di cura, senza essere costretti a cedere il senso di sé e del proprio valore come persona;
  • integrare nuove esperienze con il proprio vissuto, orientando le proprie scelte, anche se sostenute da altri, secondo valori e direzioni di vita propri;
  • stare in relazione senza il ricorso a pattern di violenza, crudeltà e/o, in caso di emergenza, di omissione.

La salute mentale è compromessa quando uno o più di questi domini risultano significativamente e persistentemente limitati, indipendentemente dalla causa.

Il diritto alla salute mentale, invece, è violato quando fattori ambientali, relazionali o istituzionali limitano significativamente uno o più di questi domini, o impediscono l’accesso alle cure appropriate al bisogno riconosciuto.

Conclusioni

Per ciò che stiamo definendo come salute mentale, ne consegue che la salute mentale non si misura dalla conformità al contesto né dall’assenza di sofferenza.

Non si tratta dunque di parlare di un qualcosa che c’è o non c’è, ma di un continuum complesso che si alimenta delle facoltà uniche che la persona possiede e si modifica per tutta la vita della persona, tenendo conto anche del ruolo del contesto, secondo l’approccio bio-psico-sociale.

Ci sono casi in cui la salute mentale può essere indipendente dalla malattia e/o dalle attività che si possono svolgere e/o dalla partecipazione che si riesce a garantire alla vita solciale e comunitaria.

Inoltre, a livello sociale, la salute mentale di una persona può beneficiare da condizioni libere da coercizioni, barriere e discriminazioni. La garanzia di poter disporre di queste condizioni costituisce il nucleo del diritto alla salute mentale.

Domande frequenti

Cos’è la salute mentale?

La salute mentale è la capacità globale della persona di utilizzare le proprie risorse bio-psico-sociali, nel rispetto dei propri e altrui diritti umani, per autodeterminarsi e rispondere alle perturbazioni della vita in modo adattivo, anche attraverso il supporto di altri, senza irrigidirsi in configurazioni stabili di sofferenza.

La salute mentale è anche un diritto umano, oltre che un aspetto sanitario?

Sì. L’OMS riconosce la salute mentale come diritto umano fondamentale, che include il diritto a cure disponibili, accessibili e di qualità, e il diritto alla libertà, all’indipendenza e all’inclusione nella comunità.

La salute mentale richiede conformismo o ubbidienza al contesto?

La salute mentale non si misura dalla conformità al contesto né dall’assenza di sofferenza, ma va vista come un continuum dimensionale che varia nel tempo e nei contesti. Non è mai interamente presente o assente: si esprime in forme diverse in relazione all’età, alle capacità individuali e alle condizioni di vita.

Quando il diritto alla salute mentale è violato?

Il diritto alla salute mentale è violato quando fattori ambientali, relazionali o istituzionali limitano significativamente uno o più domini del funzionamento della persona, o impediscono l’accesso alle cure appropriate al bisogno riconosciuto.

Una persona con diagnosi psichiatrica può avere una buona salute mentale?

Sì. La salute mentale è dimensionale e coesiste con le diagnosi. Una persona con diagnosi psichiatrica che ha accesso alle cure appropriate può collocarsi su livelli alti di funzionamento. Le cure sono intese come parte integrante del funzionamento adattivo (anziché come una correzione del deficit).

Riferimenti bibliografici

Ultimo aggiornamento: 23/02/2026